Quel giovane studente che conobbe Don Bosco...



Nel 1971 è ricorso il centenario della nascita ed il trentennale della morte di Antonio Giua, l'uomo che è passato alla storia come l'insuperabile modello dei Cooperatori Salesiani, colui che per oltre mezzo secolo fu l'indiscusso capo e la guida sicura degli Ex-Allievi di Don Bosco in Sardegna.

Antonio Giua nacque a Cagliari il 21 settembre 1871 da Stefano ed Efisia Medda. Nel 1873, a seguito della decisione del capofamiglia di abbandonare la carriera militare per aprire uno studio notarile, la famiglia Giua si trasferì a Lanusei.

Antonio, dopo aver conseguito la licenza elementare, fu avviato al Collegio Salesiano di Alassio dove, dal 1884 al 1890, frequentò il ginnasio ed il liceo (1).

Nel 1886 ebbe la fortuna di confessarsi e parlare con Don Bosco, al quale propose l'apertura di una scuola Salesiana in Lanusei, impegnandosi, se ritenuto meritevole, a diventare sacerdote. Si vuole che Don Bosco abbia risposto: "... per l'apertura di una Casa in Sardegna se ne potrà parlare più tardi e tu, caro e bravo figliolo, lavorerai nel campo dei laici. Alla Pia Società, darai, a suo tempo, i tuoi figli". Giua non dimenticò mai queste parole e così un giorno ebbe la gioia di vedere tre figli Sacerdoti Salesiani: Paolo, Stefano e Piero.

Il 20 ottobre 1894, dopo aver conseguita la laurea in giurisprudenza, fu chiamato alle armi ed assegnato alla Compagnia Allievi Ufficiali di Complemento presso l’11° Reggimento di Fanteria. Il 24 marzo 1895, in seguito a visita di rassegna, venne congedato per un difetto della vista (2).

Il ritorno a Lanusei gli consentì di dedicarsi alla professione forense e di aprire una scuola ginnasiale privata in attesa dell'arrivo dei primi Salesiani.

Nel 1898 sposò a Cagliari Ninetta Viola, una giovane di elette virtù e profondamente religiosa.

Dal matrimonio nacquero 12 figli: Angelo, Pietro, Paolo, Maria, Antonio, Stefano, Assunta, Pietrina, Clara, Piero, Lorenzo, Rosa.

Nel 1902 accettò l'elezione a Consigliere Comunale di Lanusei soltanto per avere maggiori possibilità nell'aiutare i Salesiani impegnati nella costruzione del Collegio e per trasformare, con l'esempio e la pratica delle più belle virtù, l'ambiente locale dove si era già affermata una cricca massonica.

Nel 1909, cedendo alle insistenti pressioni delle autorità religiose di Cagliari, assunse la direzione del giornale cattolico "Il Corriere dell'Isola" , incarico che gli procurò tanti dispiaceri e danni economici. Una vertenza che ne seguì fu definita dalla Sacra Rota con il seguente riconoscimento: "L'Avvocato Antonio Giua ha sempre agito con perfetta rettitudine, onestà ed ammirabile slancio di apostolato per la buona stampa ed ha diritto al risarcimento della somma corrispondente alle passività tenutegli nascoste al momento della stipulazione del contratto ".

Il Papa Benedetto XV - che era stato informato da Monsignor Emanuele Virgilio dell'ingiusta lotta che era stata scatenata contro il "più cattolico, il più onesto dei cittadini della diocesi ogliastrina" - con lettera autografa del 22 ottobre 1917 così scrisse al Vescovo di Tortolì: "... Le accludo pertanto la nota somma, anzi vi aggiungo un fiore per l'Avvocato Giua, per le spese che può avere avuto ed in ogni caso attestargli la mia soddisfazione nel vederlo docile al mio desiderio".

Proprio quando più aspre erano le lotte contro di lui, intento a diffondere la buona stampa, scrisse questo sonetto dove balzano la sua sublime altezza spirituale e la sua grande anima (3):

"Addolorami, o Dio. Fa che di spine
S'incoroni quaggiù l'anima mia;
Condannami a migrar per le aspre chine
Della sventura: seguirò la via!
Ma nell'abisso del divino amore
Tempra l'anima mia, ravviva e scalda
Tutte le fibre del mio cuor... d'ardore
Avvampa la mia fede e la rinsalda.
Fammi soffrir... Ma sia il dolor foriero
Di palpiti fecondi e di perenne
Fiamma alle lotte pel supremo Vero,
Cui ognor tu guida le deboli penne.
Oh dolce vol, con Te - stretto alla croce
Incolume solcare il nembo infido
Seguendo ognor la tua possente voce,
Sicura guida al sospirato lido!"


Nel 1921, pur sapendo che il partito cattolico non aveva alcuna possibilità di conquistare un seggio al parlamento, accettò la candidatura soltanto per "avere la più ampia libertà di parlare alla gente non abituata a frequentare la chiesa ".

Nel 1936, dopo aver data una sistemazione alla numerosa famiglia, si trasferì a Roma dove morì il 4 marzo 1941.

La sua scomparsa destò profondo dolore in tutti gli ambienti; la gente diceva che con lui Lanusei aveva perduto un uomo di rare virtù, di elevati sentimenti di abnegazione e di umiltà, che ebbe cura di se stesso soltanto quanto era strettamente necessario, che viveva con una pace interna piena di ineffabile speranza; pace che egli sapeva trasmettere in chi l'avvicinava con una grazia ed un sorriso dolce e delicato.

Il giornale "L'Ogliastra" del 16 marzo 1941 pubblicava questo articolo dell'Avv. Francesco Piroddi:


ANTONIO GIUA NON É PIÚ TRA NOI


"Lanusei fu il campo d'azione in tutti gli anni della fattiva sua vita e qui lascia indimenticabili tracce della sua opera come professionista, cittadino, credente.

Intese sempre la professione non come fonte di solo lucro, di comodità e di piaceri, ma come missione di bene e di lavoro, diretto a procurarsi i mezzi della vita, come insegna la morale cristiana.

La esercitò con onestà, dignità e grande competenza, consigliando, assistendo e facendo sentire che attraverso il suo ministero potevano i bisognosi trovare calma, conforto e tutela.

Nel parlare e nello scrivere era sobrio, impeccabile nella forma, preciso nei rilievi: aborriva gli espedienti da leguleio ed i cavilli curialeschi, ai quali si fa talora ricorso per raggiungere il buon esito delle cause. In queste, fossero civili o penali, era sempre un attento e profondo argomentatore e primeggiò fra i componenti questo foro.

Come cittadino era a tutti di esempio in ogni atto della sua vita pubblica e privata. Non ambì e non volle mai cariche, né onori e quando, su sollecitazione e premure di autorità ed amici, accettò la candidatura ad un seggio nell'amministrazione del Comune e - molti anni più tardi - la candidatura politica per il Collegio di Lanusei lo fece a malincuore guidato... e sospinto da un beninteso interesse di questa cittadina dell'Ogliastra.

Egli si prodigava, in ciò che poteva per ogni cosa di pubblica utilità, ma da privato,in silenzio, senza niente ripromettere a se stesso, neppure sensi di gratitudine: era la "longa manus" che tutto dava e nulla chiedeva.

Alieno per natura dalle brighe, dagli intrighi e dalle competizioni di qualsiasi genere, egli era però ovunque presente, come efficace paciere, ogni qualvolta fra diverse famiglie o fra membri della stessa famiglia sorgevano malcontenti e dissidi che fossero biasimevoli o potessero degenerare. Nessuno d’altra parte, potrà mai dire, a ragione, aver da lui ricevuto un torto, un danno, una offesa od anche un semplice sgarbo: era il perfetto gentiluomo… Egli era l'antesignano, anzi il creatore del clima religioso nel quale noi oggi viviamo e respiriamo. Chi infatti,e quanti - prima del 1897 - avevano fra noi il coraggio di attendere a viso aperto, alle pratiche di religione e di professarle?

Quante persone,specialmente uomini titolati, soddisfacevano il precetto festivo e l'obbligo pasquale?

Quante Comunioni quotidiane si avevano, anche solo fra le donne? Chi ricorda quei tempi riconosce facilmente quanto essi oggi siano radicalmente mutati.

L'Avv. Giua - iniziatore di questo movimento ascensionale - fu seguito da qualche altro, poi da più altri ancora fino a formare un nucleo ed un focolare che fu in seguito alimentato e sviluppato dall'opera dei benemeriti Salesiani e dallo zelo dei Reverendi Parroci.

Seguirono lotte vivaci, dure ed aspre che portarono anche a divisione di famiglie, ma il bene trionfò ed i sentimenti e principi religiosi poterono liberamente professarsi, col rispetto anche degli acerrimi avversari.

In questo nuovo ambiente cristiano egli apportò continuo contributo di opere e di esempio: fondò circoli per giovani e per adulti, ove gli uni e gli altri si riunivano per sentire la sua parola; ed egli spiegava loro i principi della religione invitandoli all'osservanza di essi seguendo la via della persuasione e dell'esempio. Era un vero apostolo.

Per favorire la buona stampa, acquistò una importante ed avviata tipografia, ma tale iniziativa non gli arrecò che disillusioni, forti dispiaceri e danni.

Largamente benefico, faceva di raro l'elemosina per via, onde non essere visto, ma invitava il povero alla sua casa, donde nessuno usciva senza sollievo e soccorso.

Visitava con frequenza gli ammalati e, quando sapeva che qualcuno si trovava in stato grave anche se non con lui in relazione, si recava con una scusa al suo letto, largo di conforto, ma più che tutto e soprattutto, per disporlo ad accogliere i SS. Sacramenti.

Nessuno è morto a Lanusei che non abbia visto al suo cappezzale l'Avv. Giua, e quasi nessuno o pochissimi, mercé sua, trapassarono senza i conforti della fede.

Questi per sommi ed evanescenti tratti, la figura dell'uomo che noi oggi rimpiangiamo: nostro cittadino di elezione e grande nostro benefattore.

Le sue spoglie mortali si sono sottratte a noi perché, forse, non lo abbiamo ben conosciuto e compreso, ma dovrebbero essere qui per trarre noi dalla sua tomba l'ispirazione a magnanime cose e ad alti sensi di fede e di bene. Sorga o venga a Lanusei altra tempra di uomo che gli rassomigli, ne segua le orme e ne continui l'opera: in mezzo a noi si aderga ancora taluno come robusta quercia sulla cui cima sventoli il vessillo della pietà e dell'immortale, consolante fede in Cristo Dio ".

L'Avv. Giuseppe Massidda di Cagliari, che fu uno dei primi Allievi del Collegio Salesiano di Lanusei, così scrisse del suo indimenticabile maestro in occasione del cinquantenario dell'Opera Salesiana in Sardegna (4):

"L'Opera Salesiana in Sardegna ebbe, nella volenterosa schiera dei Figli di Don Bosco, i suoi pionieri, ma accanto ad essi, vigile, attento, operoso, sta un piccolo nucleo di Ex-Allievi del Collegio di Alassio, granello di senapa, da cui doveva sorgere l'albero colossale. Primo in ordine di tempo e di merito, l'Avv. Antonio Giua, che ad Alassio temprò la sua anima di Cattolico fervente, di professionista valoroso, di cittadino esemplare.

Se i Salesiani, più di cent’anni fa, decisero di aprire un Collegio a Lanusei, se la decisione poté concretarsi, se il Collegio prosperò, malgrado opposizioni che parvero insormontabili, lo si deve in modo partico- lare, al suo valore fattivo, al suo grande cuore di apostolo, che lo portò ad essere per noi Ex-Allievi, un esempio ed un monito. Troppo lungo sarebbe dare anche un solo piccolo cenno dei suoi meriti, della fiducia e dell'affetto che godeva fra i membri del Capitolo Superiore dei Salesiani, in modo speciale di quell'anima santa che fu Don Luigi Rocca. Non possiamo neppure fermarci a dire delle lotte che l'Avv. Antonio Giua dovette combattere persino fra i suoi compaesani a Lanusei, ma non potremo mai dimenticare che quando il Collegio venne aperto, Egli ne fu il geloso custode, lo strenuo difensore, l'instancabile propagandista.

Al Collegio dedicò tutte le ore libere della sua faticosa giornata; fece addirittura parte del personale della casa diventando il fratello anziano degli altri Superiori, ed anche degli alunni, che potevano facilmente avvicinarlo e udire da Lui sempre una parola buona.

Fu l'incitatore costante di tutti, l'assistente, l'insegnante, il conferenziere, l'esempio vivo di cristiana pietà.

Il suo apostolato non conosceva limiti; il Suo cuore era sempre pronto ad ogni atto di bontà; la Sua mente, adornata di salda cultura, si adattava ad insegnare, con rara competenza, le più svariate discipline, e fu professore di Greco, d'Italiano, di Matematica, non disdegnando di assistere alle ricreazioni degli alunni, prendendovi talvolta parte, con spirito completamente salesiano.

Quando il Collegio poté affermarsi a Lanusei ed in tutta la Sardegna (5), Egli ne fu santamente orgoglioso: senti nell'Opera che egli, senza voler apparire, senza mai nulla chiedere e tutto prodigando, aveva in gran parte costruito,come una "longa manus" della propria famiglia. Visse cosi di due amori, che s'integravano in uno solo: nell'amore di Dio. L'Avv. Antonio Giua può dirsi veramente il modello degli Ex-Allievi. Chi fu suo discepolo e si onorò della Sua amicizia, vorrebbe specchiarsi in Lui, che nulla seppe negare a Don Bosco, che ne trasfuse lo spirito nella famiglia, in Lui, che negli ultimi anni della Sua vita feconda poté benedire il passato e godere dell'avvenire, soprattutto perché lasciava a lavorare nel campo salesiano tre figli sacerdoti ".

Il 21 agosto 1955, gli Ex-Allievi Salesiani, riuniti in Lanusei per il loro convegno regionale, vollero ricordare la figura di Antonio Giua dedicandogli un busto in marmo.

Il "Quotidiano Sardo" del 23 agosto ha così descritta la cerimonia:

«... alle 10, presenti i Direttori degli Istituti Salesiani di Lanusei, Cagliari, Santulussurgiu, Arborea; i Rev.mi Don Piero e Stefano Giua ed il Consigliere Regionale On. Avv. Angelo, figli dell'Estinto, nonché il Segretario Nazionale ed Internazionale degli Ex-allievi dr. Capuzzo, il Sindaco di Lanusei Rag. Attilio Mereu, e molte altre autorità locali, civili e militari, ha luogo lo scoprimento del busto.

Intanto, dal podio destinato agli oratori, il Direttore dell'Istituto di Lanusei, Don Perino, presenta l'oratore ufficiale Ten. Col. Angelino Usai della Polizia Stradale. Questi, con parola facile ed efficace, inizia il suo discorso dichiarando di non aver mai supposto che dovesse essere lui l'oratore cui sarebbe toccato l'onore e l'onere di tessere l'elogio dell’Avvocato Antonio Giua. Onere in quanto, come ebbe a dire l'oratore, questo compito, non doveva essere affidato a lui "soldato", abituato a parlare ai soldati con un linguaggio del tutto diverso da quello che si addice ad una cerimonia del genere, ma ad altri di lui più eloquenti.

Cita, poi, nel suo discorso, coloro che dell'illustre scomparso furono discepoli o amici, dichiarandosi dolente che tra questi ultimi, non sia presente l'Avvocato Francesco Piroddi.

L'oratore afferma infine che il profilo biografico più veritiero e sintetico della vita dello scomparso ce lo ha lasciato un suo allievo che ha voluto conservare l'anonimato. Questi, nel 1941, scrisse pressappoco cosi: "Antonio Giua amò Dio sopra ogni cosa.

Per il trionfo del bene seppe strenuamente combattere e santamente soffrire.

Fu sposo e padre amatissimo.

Nella famiglia profuse i tesori della sua delicata bontà e del suo gran cuore.

Mente elettissima, animo retto, sempre difese nella professione la verità, l'onore, la giustizia.

Ex allievo Salesiano, conobbe San Giovanni Bosco, ne fu fervido devoto, ne promosse l'opera in Sardegna, e alla sua Congregazione lieto offerse tre figli.

Cittadino integerrimo, coscienza intemerata, fu per i poveri aiuto e conforto, per molti guida sapiente, per tutti esempio luminoso di perfetta vita cristiana.

Nella sofferenza, nella pietà, nell'umiltà purificò e santificò lo spirito, che ora in Dio trova l'eterno riposo dei giusti.

Ignorò l'invidia e nel giudicare vizi e virtù era piuttosto mite che rigido. Ingrandiva ogni minimo servizio che riceveva e alla riconoscenza non poneva limiti".

Giunti a questo punto ci sembra opportuno ricordare qualche episodio constatato personalmente o che è stato riferito da altri su quanto Antonio Giua ha fatto per i poveri, per gli ammalati e per chi si trovava con la coscienza sconvolta.

Intorno al 1920, venuto a conoscenza che una madre di sette figli era rimasta vedova con immensi problemi da risolvere, offrì gratuitamente la sua assistenza legale, impegnandosi ad aiutarla ad allevare i figli, dai quali era considerato "su segundu babbu che nos ha donau Deus" (il secondo padre che ci ha dato Dio).

Quando incontrava qualcuno in preda a gravi preoccupazioni, lo prendeva per mano e con le parole più affabili gli diceva: "Vieni con me, ti accompagno in un luogo dove sarai messo in comunione con Gesù, che è la Via, la Verità, la Vita".

Ogni mattina si recava per tempo alla chiesa dei Salesiani per assistere alla S. Messa e per comunicarsi, fermandosi a lungo in intimo colloquio con Dio.

La domenica partecipava anche alla Messa cantata nella Parrocchia sostituendosi spesso all'organista e intonando personalmente il canto della Messa degli Angeli.

Ma ciò che non potrò mai dimenticare è il primo incontro con questo sant'uomo, quando ancora fanciullo a capo di una brigatella che rumoreggiava nel rione di Niu’ e Susu, fui avvicinato da un signore che con lo sguardo affettuoso disse: "Ragazzi, in nome di Dio, vi prego di andare a giocare altrove, perché qui c'è una creatura moribonda che ha bisogno di silenzio. Andate, ed il Signore sia sempre con voi".

Queste dolci parole furono accolte con rispetto e tutti i ragazzi, saltando muriccioli e siepi si trasferirono al rione di Mesuidda. Ma quale sensazione provai, io che ero leggerissimo e che sapevo correre velocemente, quando giunsi a Mesuidda e vi trovai quello stesso signore che poco prima mi aveva invitato ad allontanarmi da Niu’ e Susu. Ancora oggi, come allora, mi domando: ma come fece quel santo uomo ad arrivare a Mesuidda prima di me?

Aveva forse il dono dell'ubiquità come il Santo di Padova?

Probabilmente si.

Ed oggi qui è stato inaugurato il busto che un abile artista ha tratto dal marmo mantenendosi fedele all'espressione affabile dello scomparso; a colui che è stato fedele ai suoi principi religiosi dall'aurora a tramonto della vita terrena; a colui che era forte nella bontà,dolce nella fermezza, nobile negli affetti, negli studi, e nelle opere. A colui che aveva un animo spiritualmente umile e caritatevole; alla figura di uno dei figli più illustri che Lanusei abbia avuto in tutta la sua lunga storia.

Prima di morire molte persone notarono che negli atteggiamenti di Antonio Giua c'era qualcosa che portava lontano nel tempo, qualcosa che non riusciva più a nascondere: il legittimo orgoglio di aver speso nel migliore dei modi le sue forze a servizio della Chiesa e del prossimo.

Prende poi la parola il Segretario Nazionale ed Internazionale degli Ex-Allievi, Dott. Capuzzo, il quale, dopo essersi dichiarato contento del buon esito del Convegno, invita tutti gli Ex-Allievi, ritornando alle loro case, a portare nel campo delle loro specifiche attività quel soffio di spiritualità, di cui tanto forte la vita moderna sente il bisogno"».

La pubblicazione di queste note biografiche ha uno scopo ben determinato e profondamente sentito: richiamare l'attenzione delle nuove generazioni su come si può spendere bene la vita quando si ama Dio sopra ogni cosa. Ma non ci sembra sia fuor di luogo ricordare che nella Cripta del Tempio dedicato a Don Bosco si trovano le spoglie mortali di questo diletto figlio della nostra cittadina. Avello a cui i fedeli possono recarsi per pregare affinché anch'egli vigili ancora sulle nostre genti.

  

 

 

Note bibliografiche:

  • (1) Dai registri del collegio di Massio risulta che Antonio Giua nel 2° trimestre del II anno dl liceo, riportò questi voti: Religione. 10, Italiano 8, Latino 6-8-8, Greco 8-8, Matematica 9-6, Storia e Geografia 7, Filosofia 8, Fisica 7, Storia Naturale 6, Condotta 10.

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    • (2) Durante il servizio militare ebbe per compagno di squadra il Comm.  Arturo  Poesio, che per tanti anni fu stimato Presidente Internazionale degli Ex-Allievi Salesiani, al quale rimase per sempre legato da fraterni vincoli di amicizia.

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    • (3) Parva Scintilla - Macerata, 1941.

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    • (4) cfr. La Voce di Don Bosco, numero speciale, Lanusei,1948.

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    • (5) Nel 1940 gli alunni erano oltre 300. Nel 1970-71 erano 146 aspiranti al sacerdozio e 57 alunni esterni.

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